
LA DOMANDA NON E’ QUANDO…
Era nell’aria da qualche settimana. A dirla tutta ed in completa onestà, non poteva esserci un epilogo diverso. In data 8 aprile 2020 la FIPAV ha dichiarato ufficialmente sospesi tutti i campionati, dalla serie A1 ai giovanili, passando per i tornei nazionali e regionali di qualunque categoria. Nessuna promozione e nessuna retrocessione. Un semplice e salomonico “nulla di fatto” che spedisce in archivio un 2019-20 anomalo e maledetto. Parlare di sport dopo quello che la nostra Nazione (e non solo) ha vissuto, sta vivendo e purtroppo vivrà, sembra assurdo ed irrispettoso. Ci sono altre priorità. Occorre combattere per salvare delle vite, per trovare una cura ed una soluzione a questo COVID19 nemico infame, invisibile e bastardo. Il Pianeta ha pagato un tributo altissimo e tante famiglie hanno vissuto drammi che un paio di mesi fa erano inimmaginabili. Parlare di sport e di campionati sospesi è davvero una bestemmia, ma se è vero che tutto questo prima o poi finirà (e ne siamo certi), è altrettanto opportuno trovare la maniera adatta per ripartire. La domanda non è quando. La domanda è come si ricomincerà. Nessuna promozione e nessuna retrocessione? Ci sta. Rientra nella logica delle cose, perché in fin dei conti è giusto voler dimenticare, cancellare, tutto quello che stiamo vivendo. Non credo che in uno sport come la pallavolo esistano differenze tra le varie categorie. Il mondo del volley, quello delle famiglie e del rispetto delle regole, ha dimostrato più volte in passato di sapersi unire nei momenti difficili. Lo farà anche questa volta. Tuttavia occorre sottolineare come gli introiti economici siano molto diversi tra chi gioca in A1 e in A2 e chi porta avanti il movimento a livello regionale, passando ovviamente tra B1 e B2. Non sono realtà lontane nello spirito, ma nel portafoglio si. Già, perché quando si ricomincerà bisognerà fare i conti con una ripresa economica lenta e devastante. Tutti saranno colpiti da una nuova ondata di crisi ed alzi la mano chi avrà il coraggio di contestare una mancata sponsorizzazione di fronte alla scelta di dover chiudere bottega o di lasciare a casa dei padri di famiglia. Credo che lo scoglio più difficile da superare sarà questo. Credo che potranno esserci molte società costrette a rinunciare, schiacciate da costi che diventeranno insostenibili. Chi governa il mondo dello sport e in questo caso quello della nostra pallavolo, dovrà trovare delle soluzioni. Immediate, efficaci e risolutive. Attendersi aiuti dalle Istituzioni? Con tutto il rispetto (perché anche loro stanno lavorando in un mare in tempesta), penso non sia sufficiente. Occorrerà fare quadrato, rimboccarsi le maniche e mettere davanti a tutti i problemi la consueta passione. Quella che ci contraddistingue e che ci lega da sempre. Eliminare le tasse gara, quelle relative ai tesseramenti ed alle iscrizioni potrebbe essere un punto di partenza. Per un anno, due o quello che sarà, dovremmo tutti andare in palestra con l’obiettivo comune di far ripartire il movimento. Lo dobbiamo alle generazioni future. Lo dobbiamo a tutte le gioie ed a tutte le felicità vissute su quel rettangolo di gioco. Lo dobbiamo a noi stessi. Ma soprattutto, lo dobbiamo fare perché altri possano crescere con gli ideali ed i principi che la pallavolo sa dare. Riusciamo ad immaginare ad una parte sana della società, spezzata dall’egoismo di una generazione che, chiamata alla lotta, ha preferito rinunciare di fronte ad un mancato guadagno? Queste poche righe rimarranno tali e sono lo sfogo di un idealista inguaribile. Un Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento. La realtà purtroppo potrebbe essere un’altra. Quella legata agli egoismi ed al Dio Denaro. Spero di sbagliarmi. Spero che per una volta si scenda in campo uniti, legati da un obiettivo comune.
Maurizio Garlando

